Novembre 2025
novembre è un frullatore ma ci sto dentro
Ciao! Stai leggendo dietassassina, la newsletter che per due stagioni ha esplorato temi legati alle politiche di liberazione del corpo grasso. In questa nuova e terza stagione, la newsletter ti accompagnerà nel lungo viaggio del mio dottorato, con una nuova uscita al mese.
Perché il dottorato? Perché il mio progetto parla di persone grasse che lavorano, di come resistono alle discriminazioni e di come portano avanti giustizia sociale.
Buonagiornata lettricy <3
Alcune novità di questo mese/PhD chronicles…
Novembre è stato il secondo mese di dottorato. E sì, il frullatore continua a girare.
È tutto ancora caotico, ma sto iniziando a riconoscere che è un tipo di caos che mi permette di fare tante cose diverse, di usare creatività, di muovermi tra studio, scrittura, presentazioni, confronto, partecipazione. È molto faticoso, ma è anche il tipo di fatica che, per adesso, sento mia.
Ho fatto diverse riflessioni su come funziono, soprattutto rispetto alla gestione del tempo e degli imprevisti. A novembre ho festeggiato l’anniversario con il mio partner, che è venuto a trovarmi a Londra. È stato bellissimo, ma anche complesso da gestire con le scadenze e la mole di cose da fare. Ho iniziato ad adottare un piccolo metodo: ogni volta che mi sento sovraccaricatə, mi fermo e scrivo, in modo molto schematico, cosa devo fare, quali sono i passaggi, e quali sono le priorità reali. Mi aiuta a rimettere ordine, anche solo nella testa.
Sul fronte metodologie, siamo ancora in una fase esplorativa, ma abbiamo iniziato a definire la struttura della consultazione pubblica che si terrà a gennaio con attivistə fat liberationist. Uno degli aspetti che mi ha aiutato molto a mettere a fuoco è arrivato proprio in supervisione: l’idea che non sto cercando conferme dalla comunità, ma che mi sto mettendo in ascolto. Che la consultazione non è uno strumento per validare, ma un primo momento per capire insieme da dove partire, quali pratiche, quali bisogni, quali alleanze. E che ogni scelta metodologica viene dopo, dentro e con questo processo.
La burocrazia, come previsto, non è finita. Ma qualcosa ho imparato: non tutto ha bisogno di una risposta immediata. Sto imparando a capire cosa può aspettare e cosa no. E già questo è un atto di cura (verso di me).
Durante uno dei training obbligatori legati alla mia borsa, abbiamo avuto una sessione su come decolonizzare la ricerca e i curricula dei PhD. È stato un momento che definirei prezioso e faticoso insieme.
Prezioso, perché penso sia essenziale che un percorso di dottorato si interroghi (seriamente) sul colonialismo, sull’accademia come spazio di potere e sulle forme di sapere che vengono storicamente marginalizzate, rimosse, ridicolizzate.
Mi ha colpitə il modo in cui alcune persone hanno reagito.
L’incapacità di nominare i contesti, la superficialità nel trattare il termine “decolonizzazione” come fosse una questione di “includere più cose” invece che rimettere in discussione la struttura stessa del sapere.
C’è stato chi ha detto di non avere mai studiato il colonialismo, chi non conosceva le basi storiche, chi sembrava pensare che si trattasse di un argomento facoltativo.
Chi può permettersi di non sapere? E a che prezzo?
Quello che mi porto dietro da quel training non sono tanto i contenuti, quanto le domande sospese che mi girano in testa da giorni:
Quali sono le epistemologie che l’accademia continua a marginalizzare o ignorare?
Cosa significa davvero decolonizzare un curriculum?
Cosa implica ripensare le fonti, le voci, le strutture, i linguaggi della ricerca?
E soprattutto: quanto di tutto questo si traduce in pratiche?
Non ho risposte. Ma ho l’urgenza di non abituarmi mai al fatto che tutto questo passi come “normale”.
E anche per questo, per me, fare ricerca significa partire dal proprio posizionamento, nominare i propri privilegi, e ascoltare attivamente chi costruisce sapere da fuori, da sotto, da margini che non sono affatto periferici ma radicalmente centrali.
Ci sono anche novità bellissime:
Il 17 dicembre parteciperò al Sex Worker Symposium, una conferenza dedicata a chi fa ricerca sul lavoro sessuale nel Regno Unito. Presenterò la mia ricerca su sex work e corpi grassi, e sto preparando le slide!!!.
Il 17 gennaio invece ci sarà la prima Conferenza Grassa Italiana, e anche lì presenterò parte della mia ricerca. Stavolta in italiano (mi cago addosso). Sto preparando una seconda presentazione, che spero sia all’altezza del momento.
A novembre avrei dovuto anche presentare un poster sulla mia metodologia per il mio ente finanziatore, ma ho avuto un’infezione all’occhio e non ho potuto partecipare.
Nonostante questo, costruire il poster mi ha aiutato tantissimo a riflettere su come sto dando forma al progetto.
Training al Ravizza
Questo mese ho avuto l’opportunità di tenere un training all’Istituto Professionale Ravizza di Novara, una scuola superiore professionale.
È stato un momento importante per me.
Tornare nella mia scuola superiore in quella posizione lì, è un’esperienza che non prendo mai alla leggera. Perché ogni volta, anche se i ruoli sono diversi, porto con me i ricordi di quando stavo dall’altra parte.
Grassi Diritti is rocking!
Dietro le quinte di Grassi Diritti stanno succedendo tantissime cose. Alcune si vedono, altre no, ma tutte stanno contribuendo a costruire uno spazio politico, affettivo e collettivo sempre più solido.
Stiamo lavorando al report sulla ricerca “Aborto e grassezza”, in collaborazione con Women Help Women.
Abbiamo chiuso il questionario, e siamo ora nella fase di analisi dei dati, scrittura del report e valutazione di nuove possibili integrazioni.
Stiamo infatti considerando l’inserimento di dati raccolti tramite interviste con practitioner, attivistə e persone che lavorano nella salute riproduttiva. È un processo molto intenso e stratificato, e speriamo di farne uscire qualcosa che sia utile.
Nel frattempo, abbiamo in programma una marea di eventi per dicembre:
– 4 dicembre → cerchio online sulla gravidanza
– 13 dicembre → queer fat swap a Bologna
– 17 dicembre → book club su Fearing the Black Body di Sabrina Strings (evento online)
– 21 dicembre → queer fat swap a Bari in collaborazione con Zampe Mostruose
Ci stiamo muovendo su tanti fronti, e siamo molto proud del lavoro che stiamo facendo.
Ma l’energia più grande, al momento, è tutta orientata verso la Conferenza Grassa Italiana, che si terrà a gennaio.
Ci stiamo lavorando da mesi e sarà un evento unico, collettivo, orizzontale, potente. Un momento politico e affettivo che speriamo apra spazi nuovi per pensare, sentire, immaginare la grassezza.
E ci sono cose su cui stiamo lavorando e che, davvero, non avete nemmeno idea della grandezza. Per ora… occhi e cuori puntati su gennaio.
Pensiero in chiusura..
Questo mese sono statə in Italia. E come sempre quando torno, ho pranzato e cenato con le mie nonne.
Sono momenti pieni di amore. Ma questa volta ho sentito anche qualcos’altro, qualcosa che mi ha stretto il petto. Mi sono accortə di quanto la cultura della dieta abbia infiltrato le tradizioni.
E mi ha fatto male.
Mi ricordo quando ero più piccolə e si presentava un piatto senza bisogno di spiegazioni, senza ingredienti elencati come avvertimenti.
C’era solo il calore: “L’ho fatto per te”, “Ti ho pensato”, “Assaggia, dimmi com’è”.
Adesso, invece, anche lì dentro, anche in quei gesti pieni d’amore, si è fatta spazio la logica della sostituzione, del “così fa meno male”, del “questo è con meno zucchero”, del “non c’è burro, eh”.
Non metto in discussione l’amore, mai. Anzi, forse è proprio perché quell’amore c’è ancora che fa più male vedere quanto la cultura della dieta si sia infilata anche lì.
Anche nella cucina della nonna.
E mi chiedo: come si restituisce alla tavola quel senso di libertà, di piacere, di incontro che ci è stato tolto?
Penso che la lotta contro la grassofobia e contro la cultura della dieta sia anche questo: un tentativo di smontare quella voce che si è messa tra il cibo e l’affetto.
Io spero che il lavoro che stiamo facendo..nel quotidiano, nella ricerca, nelle piazze, nei collettivi..sia abbastanza forte da arrivare anche lì.
Anche nelle cucine delle nonne.
A presto,
Buona lotta: grassa e ribelle!
Alex xx



